STRONG & CHIC di Nadège Dubospertus. Molti i consigli per imparare ad ascoltare il proprio io interiore, per amarsi e dedicarsi del tempo

STRONG & CHIC di Nadège Dubospertus. Molti i consigli per imparare ad ascoltare il proprio io interiore, per amarsi e dedicarsi del tempo

di Pino Cotarelli


Nel bel libro “STRONG & CHIC” edito dalla Casa Editrice VALLARDI (pp. 240, euro 19,90), l’autrice Nadège Dubospertus, nota modella parigina degli anni 90 che ha sfilato per stilisti come Versace, Armani, Valentino, Chanel, Dior, Calvin Klein, Lacroix, Ralph Lauren, Azzedine Alaïa, apparsa anche su grandi copertine di riviste come Marie Claire, Vogue, Elle e Gioia, svela il suo percorso di vita personale ed interiore che l’ha portata ad essere la donna felice e serena che è oggi. Una donna che, pur apprezzando quanto di positivo ha ricevuto dal rilucente e fantastico mondo della moda, nel quale ha vissuto ed al quale ritorna in veste diversa, dopo averlo abbandonato all’apice del successo rinunciando alla carriera per la famiglia, non ammetterà più alcun condizionamento alla sua idea di “donna” che ha finalmente messo al centro della propria esistenza ed alla quale ha data una priorità che si è rivelata valida anche per la sua splendida famiglia. Partendo da questo stato di consapevolezza, Nadège mette a disposizione, in questo libro, condividendolo con i lettori, il suo patrimonio di conoscenza ed esperienza, affinché qualunque donna (e non esclude gli uomini), sappia prendersi cura del proprio corpo e della propria mente, per essere una donna “Strong & chic”. Molti i consigli per imparare ad ascoltare il proprio io interiore, per amarsi e dedicarsi del tempo (mangiando bene, dormendo il giusto, curandosi molto, vestendosi con classe, facendo sport, meditando), per imparare a essere se stesse e a perdonare. Consigli pratici per curare corpo e mente, rallentare il ritmo, creare un ambiente accogliente e trovare anche un proprio stile. Nell’elegante ed esclusiva location dell’Hotel Des Époques di via Nomentana a Roma, alla presenza di giornalisti, attrici, attori e registi tra cui Pino Quartullo, Gianfrancesco Lazotti, volti del piccolo e grande schermo come Alex Partexano, Elena Russo, Chiara Sani, Caterina Misasi, Pietro Bontempo, Rita Carlini, produttori come Claudio Bucci e Roberto Bessi, personaggi televisivi come Amedeo Goria, Livio Beshir e Roberta Beta, la giornalista Gabriella Sassone, il modello Roger Garth, il principe e prefetto Fulvio Rocco De Marinis, lo stylist Marco Scorza, la marchesa Giuliana Friozzi, la ballerina Cristina Sciabbarrasi, una presentazione del libro “STRONG & CHIC” con l’inevitabile e dovuto stile, organizzata da Deborah Bettega che ha voluto con sé anche i relatori Ruggiero Capone, giornalista e scrittore, Anna Maria Cerione, storica dell’arte e Andrea Menaglia, critico letterario ed editore, dai quali è emersa la considerazione generale che vede in questo libro la presenza di un valido metodo, oltretutto basato sulla concreta esperienza di vita dell’autrice, che costituisce un’ottima e agevole guida per mettere in pratica un modello per un vivere sano nella mente e nel corpo e migliorare le nostre relazioni interpersonali. Un’ottima affermazione quindi per Nadège Dubospertus che nell’esordio come scrittrice, dimostra che si può essere belle, attraenti ed in pace con se stesse, a qualsiasi età e con o senza riflettori accesi.

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“Il Calcio in 100 parole” il nuovo libro di Alberto Castellano

“Il Calcio in 100 parole” il nuovo libro di Alberto Castellano

 
di Pino Cotarelli


Nell’universo del calcio giocato/amato/commentato/criticato, il significato d’uso comune di alcune parole, appare scontato ai più e specialmente a quelli che si sentono in grado di analizzare e giudicare partite calcistiche, arbitri, allenatori e calciatori. Dobbiamo ammetterlo, siamo in molti ad avere col calcio un approccio da sapientoni e guai a chi ci vuole contraddire. Ma a leggere il libro di Alberto Castellano ““Il calcio in 100 parole”, edito da Gremese (pp. 50, euro 9,90), acquistabile anche nelle edizioni digitali di New Books, si scopre che il nostro è un sapere calcistico approssimativo e necessita degli opportuni approfondimenti che possano attenuare alcuni atteggiamenti di esaltazione o di rigidità nelle nostre discussioni calcistiche, seppur dettati dalla grande passione per uno degli sport più amati e seguiti. L’autore Alberto Castellano ci aiuta con i suoi approfondimenti storico/tecnici su cento parole, scelte da lui liberamente, che, a suo parere, si sono rivelate illuminanti ed utili ad una opportuna e approfondita conoscenza che può arginare la nostra tendenza alla autoreferenzialità. Un’informazione indispensabile se si considera che il popolo del mondo del calcio è eterogeneo, come sottolinea anche l’autore nell’introduzione, -il calcio è trasversale unisce uomini e donne di destra e di sinistra, (sotto)proletari e borghesi, operai e capitalisti, ignoranti e intellettuali in nome del pallone “sospendono” le differenze politiche, economiche, sociali, culturali ed è l’occasione per per confrontarsi, scontrarsi, polemizzare, azzuffarsi quando ci sono di mezzo rigori non dati, partite vinte nel tempo di recupero, risultati ingiusti ma sono anche disposti ad ammirare sportivamente giocate sopraffine, parate miracolose, acrobazie impossibili. Ben vengano quindi suggerimenti e spunti che possano arricchire le nostre conoscenze calcistiche ed elevare, nel tono e nella competenza, le nostre disquisizioni sul mondo del calcio. Qualche esempio, per apprezzare in sintesi il dettaglio tecnico/storico dell’autore, che si può approfondire nella lettura: il dribbling è un gesto tecnico consistente nel superare l’avversario con la palla al piede grazie ad una rapida mossa atta a disorientarlo senza che gli venga sottratta e senza commettere fallo; il calciatore brasiliano Garrincha è considerato il più grande dribblatore della storia del calcio. I tipi di dribbling sono: tradizionale, solada, con finta alla Matthew, Cruijff turn, l’elastico, il Ronaldo chop, McGeady spin, con Hocus Pocus , boba, doppio passo, stop e cambio di direzione, stop a seguire; drible de vaca, foca, tunnel, veronica. veronica col tacco, veronica avanzata, sombrero, esca, cuauhtemiña, bicicletta, Gravesinha, tacco-punta, passo della farfalla; croqueta. Il fallo è un’infrazione commessa da un calciatore contro un avversario mentre il pallone è in gioco. Le infrazioni previste dal Regolamento e punibili con un calcio di punizione diretto (o di rigore, se commesse all’interno della propria area di rigore) sono dieci: dare o tentare di dare un calcio ad un avversario; fare o tentare di fare uno sgambetto ad un avversario; saltare su un avversario; caricare un avversario; colpire o tentare di colpire un avversario; spingere un avversario; effettuare un tackle colpendo l’avversario prima del pallone; trattenere un avversario; sputare contro un avversario; toccare volontariamente il pallone con le mani (fa eccezione il portiere all’interno della propria area di rigore). Interessanti sono anche alcune delle definizioni/spiegazioni come il calcio globale, il cucchiaio , il metodo, la rabona, il ranking l’Uefa, il sistema, il metodo vs. sistema, il tap-in, il tiki-taka, il trivela, Un libro piacevole nella lettura, che facilita la ricerca dell’argomento che si vuole approfondire, per la sua suddivisione in indice alfabetico.

 

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Roma, Teatro Argentina, 19 dicembre 2018, ore 17.00 presentazione del volume di Luciana Libero DOPO EDUARDO

Roma, Teatro Argentina, 19 dicembre 2018, ore 17.00 presentazione del volume di Luciana Libero DOPO EDUARDO


Trent’anni di Nuova Drammaturgia a Napoli
pubblicato da apeiron Edizioni Serie Oro | Collana Teatro
ideata e diretta da Anita Curci
Intervengono con l’autrice Giuseppe Rocca, Antonio Audino, Silvana Matarazzo
Letture di brani di Gianfelice Imparato, in scena all’Argentina con “Questi fantasmi”. e di Maria Rosaria Omaggio
Saluti della Direzione Teatro di Roma, di Carolina Rosi per la Fondazione Eduardo De Filippo e di Nino Daniele, Assessore alla Cultura Comune di Napoli

A TRENT’ANNI DAL FORTUNATO LIBRO che segnò la nascita della Nuova Drammaturgia napoletana e la prima pubblicazione dei testi di Manlio Santanelli, Annibale Ruccello, Enzo Moscato, torna il Dopo Eduardo di Luciana Libero con una seconda antologia di testi e di riflessione critica sul teatro napoletano con opere dei primi e dei nuovi autori.
Con un breve saggio introduttivo, il libro descrive la vicenda della drammaturgia contemporanea napoletana degli ultimi trenta anni, dagli esordi dei primi anni Ottanta di Santanelli, Ruccello, Moscato, Silvestri, alle più recenti sperimentazioni di Fortunato Calvino, Massimo Andrei, Mario Gelardi, Davide Iodice. Il nuovo corso che si avviò con Uscita di emergenza, con la ricerca sulla lingua e sul dialetto, le relazioni di contiguità e negazione con l’opera di Viviani, Eduardo, De Simone e che raggiunse il suo culmine con Ferdinando di Ruccello, trova nuova linfa negli affreschi malavitosi di Calvino, nelle suggestioni favolistiche di Andrei, nell’incanto squarciato dall’orrore di Gelardi; nei movimenti rap di Davide Iodice. Il tutto sullo sfondo delle vicende politiche e culturali della città, dagli anni di Maurizio Valenzi, al dopo terremoto, alla rinascita con Antonio Bassolino, agli anni di Gomorra. L’antologia riunisce sette titoli rappresentativi della produzione drammaturgica degli ultimi decenni, dagli esordi di Santanelli e Moscato, come Uscita di emergenza e Scannasurice, a Saro e la Rosa di Francesco Silvestri, Donne di potere di Fortunato Calvino, L’abito della sposa di Mario Gelardi, Favole del mare di Massimo Andrei, Mal’essere di Davide Iodice; è inoltre arricchita di materiali inediti, una intervista ad Annibale Ruccello, testi su Franco Autiero e di Antonio Neiwiller. Una linea di continuità con quella prima analisi “sotto il Vesuvio” nella quale ritorna la straordinaria capacità di una scrittura di restituire il fascino sontuoso della tradizione e le acute contraddizioni del presente e che continua a portare il teatro napoletano al centro del mondo.

Luciana Libero, giornalista, studiosa e critico teatrale, direttore artistico di iniziative e festival sul teatro contempo¬raneo in diverse città italiane. Ha promosso gruppi e aree di ricerca, come quella sugli autori del Dopo Eduardo, ha curato saggi e monografie sulla drammaturgia contemporanea e si è occu¬pata di politiche e legislazione dello spettacolo. Tra i suoi ultimi saggi, Il teatro e il suo Sud. Politiche, eco¬nomia e linguaggi della scena italiana (Bulzoni, 2008). Vive e lavora a Salerno.


“Totò con i 4” il volume sull’artista napoletano scritto da Ciro Borrelli e Domenico Livigni sarà presentato il 19 dicembre 2018 alla Libreria Raffaello di Napoli

“Totò con i 4” il volume sull’artista napoletano scritto da Ciro Borrelli e Domenico Livigni sarà presentato il 19 dicembre 2018 alla Libreria Raffaello di Napoli


“Totò con i quattro” di Ciro Borrelli e Domenico Livigni è il primo volume della collana dedicata al Cinema, e secondo (il precedente ha per titolo: “È accaduto a Twin Peaks” di Antonio Tedesco, per Kairòs Edizioni) della linea SERIE ORO ideata e diretta dalla giornalista Anita Curci, in collaborazione stavolta con la casa editrice Apeiron.
Con le introduzioni di Borrelli, Mauro Macario, Andrea Jelardi e Ennio Bìspuri, il libro, di pp. 284, euro 15, corredato di foto inedite appartenenti alla collezione privata di Livigni, ci racconta il personaggio Totò in un modo nuovo e avvincente.
Il volume sarà presentato mercoledì 19 dicembre 2018 alle ore 18,00 alla Libreria Raffaello in via Kerbaker 35 a Napoli. Ne discuteranno con gli autori, Giuseppina Scognamiglio, Lucio Allocca, Giulio Adinolfi, tra le letture e la recitazione di Umberto Del Prete. Modera Andrea Jelardi.
Chi non conosce Totò? A chi non è nota la travolgente bravura e la vulcanica comicità? Ma il vero principe de Curtis, non quello scanzonato e scoppiettante del set, bensì quello solitario e scontroso della dimensione privata, quanti possono dire di conoscerlo? E, soprattutto, è possibile ricostruire la reale immagine dell’artista, spogliata delle finzioni imposte dal mestiere? Ci hanno provato Ciro Borrelli e Domenico Livigni, entrambi napoletani per origine e per passione.
Come? Con uno studio accurato, condito con una bella manciata di fantasia. Sì, perché qui Totò emerge dai ricordi di quattro suoi amici e colleghi.
Borrelli ne scrive attraverso un’intervista a Peppino De Filippo, rilasciata a conclusione di uno spettacolo teatrale, ma anche mediante un colloquio tra Nino Taranto e un bambino, nello scenario del Bosco di Capodimonte a Napoli.
Nella stessa direzione si muove Livigni, ma in modo diverso: a lui il compito di immergere il lettore in una commossa rievocazione del principe ad opera di Macario, còlto nel momento in cui riceve la notizia della scomparsa dell’amico, ma anche di emozionarlo attraverso le parole di Aldo Fabrizi, i cui ricordi riaffiorano nitidi in occasione di una passeggiata romana.
Il titolo del libro si ispira al film che i cinque artisti girarono insieme nel 1963, diretti da Steno, Totò contro i 4.
In questa appassionata rievocazione del poliedrico Totò, gli autori, Borrelli e Livigni, ci calano in commoventi elucubrazioni scaturite dalla frequentazione dell’artista napoletano con i quattro colleghi-amici, Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Nino Taranto ed Erminio Macario, attraverso racconti e ricordi che tracciano un quadro di arte e di vita dei cinque personaggi preso da un’angolazione nuova che si lascia leggere con agevolezza.

Gli autori

CIRO BORRELLI è laureato in scienze storiche.
Nel 2013 pubblica alcune poesie nella raccolta Poeti Contemporanei
con la casa editrice Pagine. E, per le edizioni Il papavero Un’altra illusione nel 2014 (illustrazioni di Roberto Carta), Racconti di un impiegato, nello stesso anno; L’ultima vittoria nel 2015 (con prefazione di Arturo Scotto, capogruppo di Sinistra Italiana alla Camera dei deputati), e il romanzo noir, Saulo il male dentro nel 2016.
Nel 2017 esce il suo primo saggio Peppino De Filippo, tra palcoscenico e cinepresa, edizioni Kairòs, SERIE ORO.

DOMENICO LIVIGNI è un giovane collezionista di storia del cinema e del teatro italiano del secolo scorso; in otto anni ha accumulato una vasta raccolta di fotografie originali (oltre
200 ritraggono attori/attrici/registi), sceneggiature, riviste, libri e documentazioni inedite.
Vive a Napoli, dove studia Archeologia, Storia delle Arti e Scienze del Patrimonio Culturale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Nel 2017, 15 pezzi della sua collezione sono stati esposti presso le tre mostre antologiche “Totò Genio”.

EVENTO A CURA DI FOCUS LIBRI
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Kairòs Edizioni presenta alla Libreria Raffaello la raccolta di ninne nanne napoletane “Nonna nonna, nunnarella” di Luciano Galassi

Kairòs Edizioni presenta alla Libreria Raffaello la raccolta di ninne nanne napoletane “Nonna nonna, nunnarella”
di Luciano Galassi


Lunedì 10 dicembre 2018 ore 17,30 in via Kerbaker 35 Napoli, sarà presentato il volume “Nonna nonna, nunnarella”
di Luciano Galassi. Interverranno insieme all’autore  Rita Felerico (relatore), Patrizia Spinosi, Monica Assante di Tatisso (canto)
Michele Boné (chitarra), Diana Colella (letture)

Luciano Galassi torna a cimentarsi con la lingua napoletana e le sue sfaccettature, questa volta prendendo in analisi un altro aspetto tradizionale della cultura popolare: le ninne nanne. In esse si ritrovano elementi religiosi, antiche influenze pagane, riferimenti locali e reminiscenze storiche; elementi che le rendono tracce imprescindibili per la comprensione della più autentica tradizione napoletana.
Il volume, edito dalla Kairòs Edizioni, nella collana “All’ombra del vulcano”, pp. 235, euro 15, sarà presentato lunedì 10 dicembre 2018 alle ore 17,30 alla Libreria Raffaello in via Kerbaker 35 a Napoli. Ne discuterà con l’autore, Rita Felerico tra le letture di Diana Colella e i canti di Patrizia Spinosi e Monica Assante di Tatisso, accompagnate dal suono della chitarra di Michele Boné.
In questa affascinante e interessante raccolta di ninne nanne, si evidenzia l’esigenza di un contatto col mondo tipico dei bambini ed il riflesso della sfera emotiva di chi li accudisce. Tema complesso che l’autore affronta dando ampio spazio ad una riflessione critico-esplicativa, ricca di corollari e derivati tematici spesso inediti e frutto di accurate ricerche personali.
“Quando nel 2016 ho affrontato il vasto tema delle filastrocche napoletane, ho deciso di sviluppare, per ciascun componimento selezionato, un excursus critico ampio nell’intento di approfondire e svelare l’humus nel quale queste forme popolari affondano le loro radici”, chiarisce Galassi. “È così che si è presentato ai miei occhi un caleidoscopio di elementi storici, spunti favolistici, giochi di bambini, sentimenti religiosi, superstizioni radicate, personaggi proverbiali, temi dell’immaginario collettivo, che mi è piaciuto mettere in luce, spiegare, riordinare. Il tutto per mostrare come queste produzioni tradizionali, spesso incoerenti e dal significato sfuggevole, sono comunque la testimonianza del modo di essere, di pensare, di “fare filosofia”, del “sapere” della gente napoletana.
Tutto ciò l’ho trovato integralmente anche nelle ninne nanne, altri etnotesti (come tali appartenenti al patrimonio folclòrico orale dell’umanità) in cui confluiscono elementi fideistici, reminiscenze pagane, miti e leggende, riferimenti a toponimi ed eventi storici, e che appaiono vere miniere di conoscenze, linee guida per la comprensione della trama mentale e spirituale degli strati più immediati, e direi più puri, della gente di Partenope”.

Luciano Galassi, nel 2013 si è classificato primo per la Sezione Lingua, al Premio di Poesia “Raffaele Viviani” e nell’ottobre del 2015 l’Accademia di Alta Cultura “Europa 2000” gli ha conferito la Targa d’Onore Accademica per la cultura.
Con la casa Editrice Kairós ha pubblicato: nella collana di saggistica “All’ombra del Vulcano”, i testi ’O mellone chino ’e fuoco, Acqua ’e maggio, Le zandraglie, Mannaggia Bubbà, Asso ’e coppe, Chianette e carocchie, Cucozze e caracazze; nella collana di narrativa “Storie di Megaride”, la raccolta di racconti Sigma più; nella collana di narrativa “Sherazade”, la sìlloge di racconti Venere all’incanto e il romanzo 101 sfumature di eros.
Nel 2015, per Guida-Kairós, sono usciti Salùtame a sòreta e la nuova edizione riveduta e ampliata di Wellerismi napoletani.
Nel 2017, per Kairós, ha pubblicato Figlio ’e ’ntrocchia.


“CRISTIANO RONALDO Il sogno di sempre”, vita e miracoli dello straordinario calciatore nel libro del giornalista Alberto Castellano

“CRISTIANO RONALDO Il sogno di sempre”, vita e miracoli dello straordinario calciatore nel libro del giornalista Alberto Castellano

di Pino Cotarelli


“CRISTIANO RONALDO Il sogno di sempre” il libro del giornalista Alberto Castellano, edito da L’Airone in collaborazione con ClipCase (pp. 128, euro 5,90), racconta la storia di Cristiano Ronaldo (detto CR7 dal numero della maglia indossata in campo), uno dei migliori calciatori di tutti i tempi, e lo fa ripercorrendo la sua vita, partendo dall’infanzia travagliata, all’esordio con lo Sporting Lisbona, ai primi successi con il Man Utd, ai trionfi con il Real Madrid con il quale vincerà tutto e di più, fino all’approdo alla Juve. Ne descrive anche l’umanità spesso celata del grande campione, i cui numeri, che smentiscono l’idea della inattendibilità delle statistiche, dimostrano la veridicità di una leggenda che ha bruciato record impensabili, segnando anche innumerevoli gol di cui si è perso il conto. Una fornitissima bacheca stracolma di trofei e premi ne sono la testimonianza.
Interessante anche la possibilità che offre il libro di utilizzare l’applicazione gratuita ClipCase da smartphone o da computer, per visualizzare il vasto corredo di foto, aneddoti, aspetti della sua vita pubblica e privata, i link ai video delle sue prodezze, informazioni che possono soddisfare le curiosità e le conoscenze degli appassionati e dei fans più esigenti, riguardo alle grandi doti umane e tecniche di Cristiano Ronaldo.
L’autore ci descrive i momenti della travagliata nascita del campione avvenuta il 5 febbraio del 1985 nell’isola portoghese Madera (“Madeira” in portoghese), da Maria Dolores Dos Santos Aveiro, cuoca di una scuola elementare. Nascita accolta con preoccupazione anche dal padre Jose Dinis Aveiro, giardiniere comunale di origini capoverdiane, disoccupato, preoccupato per quella quarta bocca da dover sfamare. La signora Maria prova anche a rivolgersi ad un medico per interrompere la gravidanza, ma questi si rifiuta, beve anche inutilmente tanta birra scura per abortire, dal consiglio di un’amica, ma riuscirà ad avere solo mal di testa ed impellenti necessità fisiologiche. Quindi, Cristiano, il cui nome gli viene dato dal padre per la sua grande ammirazione per Ronald Reagan, finalmente riesce a nascere all’ospedale Cruz de Carvalho alle 10.20 in un mattino di fine inverno. Naturalmente la vita non sarà facile per questo bambino magrolino, con denti storti, un carattere spigoloso e che a scuola è un disastro. Ma il suo unico giocattolino diventa il pallone col quale gioca ovunque, in cortile, per strada, in piazza, sui campi; nella via di casa, una abitazione di legno e lamiera con fessure e squarci da cui passano vento e pioggia.
A sette anni (1992) Cristiano comincia a giocare a calcio nella squadra di zona, il CF Andorinha de Santo Antonio, club locale di Funchal capoluogo di Madera. Ma finisce spesso per prevalere quel suo caratteraccio che lo penalizza nelle convocazioni, anche se l’allenatore lo considera già un piccolo talento. A dieci anni passa al Clube Desportivo Nacional de Madeira, noto come Nacional, al costo di due mute di divise nuove. Ma la fama del Baby-fenomeno valica i confini dell’arcipelago per cui finisce per essere rilevato dallo Sporting Lisbona, che in virtù di un credito vantato nei confronti del Nacional, avrà la meglio sul FC Porto e Benfica. Aurelio Pereira, il responsabile degli osservatori della squadra della capitale portoghese, capisce subito che quel ragazzino complicato ha talento da vendere e perviene all’acquisto più caro di sempre per un calciatore di quell’età, l’equivalente di 12.000 euro. Cristiano quindi arriva a Lisbona a soli 12 anni ed è magro, scontroso, dominato dall’ossessione di primeggiare. Ma ha anche molta nostalgia di casa e della famiglia, telefona piangendo, implora la mamma di farlo tornare, ma la donna non cede perché sa che quello per il figlio è l’unico treno che passerà nella sua vita. Nonostante le difficoltà e la trafila nelle giovanili dello Sporting, Cristiano si fa notare per le partite spettacolari che fa, aumenta anche di peso con zuppe e ore di palestra anche dopo ogni allenamento. Pochi amici e pochi soldi perché lo stipendio viene inviato a casa alla madre, che riesce anche a nascondergli il fallimento del suo matrimonio a causa dell’alcool di cui fa abuso il padre. È in questi anni che Cristiano conosce Leonel Pontes, allenatore delle giovanili, anche lui di Funchal, che vede come un secondo padre, la loro amicizia si rafforza al punto che Pontes viene nominato suo tutore legale allo Sporting e resterà sempre un suo punto di riferimento. Cristiano Ronaldo gioca 31 partite e segna 5 gol nella prima stagione da professionista, finisce per attirare l’interesse di club europei come Inter, Arsenal e Barcellona, ma a segnalare il giocatore ad Alex Ferguson del Manchester United è l’allora collaboratore Carlos Queiroz, che diventerà CT del Portogallo. Il Manchester, raddoppia addirittura la sua prima offerta di 9 milioni, una cifra record per un diciottenne e lo Sporting ovviamente cede. È nel Manchester che gli viene dato il numero di maglia a lui più congeniale, il 7 (da qui l’acronimo CR7), lasciato libero da un certo David Beckham, ed è proprio Ferguson che lo convince ad indossarlo. Il suo esordio sfavillante si esplicita nel commento dei due tecnici: Sir Alex: «Un debutto meraviglioso», Allardyce: «È di un altro livello». Con il Manchester vincerà la sua prima Champions League, il titolo di Campione del mondo per club e frantumerà diversi record. Nel 2009 passa con il Real Madrid, vincerà 4 Champions League, 5 Palloni d’Oro, ecc., per un totale di 450 gol segnati in 438 partite giocate. A 33 anni, CR7 diventa il nuovo attaccante della Juventus con uno stipendio da capogiro.
Una meticolosa descrizione della carriera di CR7 che l’autore, Alberto Castellano, ha arricchito con la descrizione dei vari rapporti del campione con i figli, con gli allenatori, con le fidanzate, con le amanti, i vari flirt e senza trascurare superstizioni, scaramanzie, insomma un contenuto che può soddisfare anche il più esigente curioso della vita di Cristiano Ronaldo.

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“Anna Campori. Un secolo in teatro” di Gioconda Marinelli e Angela Matassa. Presentazione del libro al Diana di Napoli il 24 novembre

“Anna Campori. Un secolo in teatro” di Gioconda Marinelli e Angela Matassa. Presentazione del libro al Diana di Napoli il 24 novembre


Prima presentazione del volume “Anna Campori. Un secolo in teatro” di Gioconda Marinelli e Angela Matassa al Teatro Diana di Napoli, sabato 24 novembre, alle ore 11.30.

«Il primo libro su un’attrice che ha lasciato un segno importante nel teatro e nel cinema italiano».

La casa editrice Homo Scrivens vi invita alla prima presentazione del volume “Anna Campori. Un secolo in teatro” di Gioconda Marinelli e Angela Matassa (edito per la collana arti).
L’evento, inserito nella rassegna “Gli incontri con la lettura”, si tiene sabato 24 novembre, alle ore 11:30, presso il Teatro Diana di Napoli. Intervengono: la giornalista Titta Fiore e il patron del teatro Lucio Mirra. Conduce la giornalista Roberta D’Agostino. Letture dell’attrice Annamaria Ackermann. Durante l’evento testimonianze di artisti e di altre personalità del mondo dello spettacolo e della cultura.

Il libro è un omaggio ad Anna Campori, figlia d’arte, attrice brillante, cantante d’operetta e ballerina. Ricco di un ampio apparato iconografico, documenti e testimonianze inedite, ripercorre la lunga e felice carriera di un’artista che ci ha lasciato a cento anni, il 19 gennaio 2018.
Soubrette nell’avanspettacolo e nella rivista con i fratelli De Vico, Macario, Rascel, Taranto, è stata anche l’indimenticabile “Giovanna, la nonna del Corsaro Nero” in tv.
Nel cinema ha lavorato con i più grandi attori tra cui Totò, Tina Pica, Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, Anna Magnani, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Walter Chiari.

Gioconda Marinelli collabora con Il Mattino. Ha pubblicato poesie (A dir la poesia, Homo Scrivens), biografie di artisti, e, con Dacia Maraini, Dizionarietto quotidiano (Bompiani).

Angela Matassa, giornalista e scrittrice, scrive per il quotidiano Il Mattino. Ha fondato e dirige il periodico per ragazzi la Mongolfiera, e il web magazine NT – Notizie Teatrali. Fra le sue numerose opere, Favole e leggende della Campania (Homo Scrivens, 2016).


LA VOCE E LA SCENA di un’attrice doc, Ackermann story

LA VOCE E LA SCENA di un’attrice doc, Ackermann story

Di Antonio Tedesco


Annamaria Ackermann, un’attrice che ha attraversato con inconfondibile classe e altrettanta signorilità, una parte consistente della recente storia del teatro e dello spettacolo italiani. Quello che si dice una “signora delle scene”. Maestra di dizione, capace di esprimersi con pari padronanza in lingua e in dialetto. Senza mai rinunciare, in un caso e nell’altro, alla raffinata eleganza, allo stile e all’intensità, nell’arte di porgere il testo. Una voce calda, misurata, ricca di coloriture e toni espressivi. Grazie alla quale, oltre alla sua, pur intensa, attività teatrale e a qualche incursione cinematografica, ha potuto dare contributi molto importanti anche alla radio e alla televisione.
Non a caso si intitola La voce e la scena il libro a lei dedicato da Anna Maria Siena Chianese ed edito da Homo Scrivens Edizioni. Il volume ripercorre con partecipe precisione non solo la carriera artistica, ma anche la vicenda umana della Ackermann. Quella, cioè, di una donna che ha sempre saputo coniugare con ricercato equilibrio l’attività artistica e la vita privata.
Il testo si articola, per oltre la metà, nella forma di una lunga intervista (mentre la seconda e terza parte, più brevi, sono dedicate all’evoluzione dell’idea di teatro e alla lezione sempre attuale di Eduardo), anzi, per meglio dire, di un colorito dialogo tra l’attrice e l’autrice, la quale ultima non nasconde, fin da subito, il lungo rapporto di amicizia, e il sodalizio umano, che la lega alla Ackermann.
Una vicinanza che gioca a favore della vivacità del testo e, probabilmente, della immediatezza e della sincerità delle risposte. Anna Maria Siena Chianese, infatti, stimola la Ackermann a dire di sé, della sua storia, dei suoi inizi, della sua idea di vita e di teatro. Rende agile e piacevole la lettura suddividendo gli argomenti di volta in volta trattati in piccoli paragrafi argutamente titolati e altrettanto sapientemente introdotti.
E intanto si parla di spettacolo, di cultura, di teatro e scorrono lungo le pagine grandi nomi della scena, dell’arte, della letteratura così come titoli di spettacoli, reading ed eventi culturali che hanno lasciato a lungo un segno indelebile. Per una carriera che ha saputo
spaziare in tutti i campi, dal classico, al dialettale, fino al teatro contemporaneo più avanzato e sperimentale.
Dagli esordi nella Compagnia di Eduardo, ai lunghi anni di lavoro alla RAI, tra radio e sceneggiati TV. Voce di scrittori e poeti quali Rea, Prisco, Quasimodo, fino alle esperienze più recenti con Servillo e Roberto De Simone. La storia di Annamaria Ackermann è in, questo libro, lo specchio di un tempo e di un’epoca, con le sue ansie di crescita e di rinnovamento. Vissuto non senza affrontare difficoltà e prove anche dure. Ma non rinunciando mai alla propria personalità e alla propria visione del mondo. Né a quell’elegante tocco di classe che sempre fa la differenza. Pagine 132 – € 14,00


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LA MISURA DELL’ERRORE, Tirelli racconta Antonio Latella

LA MISURA DELL’ERRORE, Tirelli racconta Antonio Latella

Di Antonio Tedesco


La misura dell’errore è un libro in forma di intervista attraverso il quale il curatore Emanuele Tirelli ripercorre la carriera di Antonio Latella. A partire dagli esordi, dai primi segnali di una vocazione forte, tanto da spingerlo a interrompere gli studi regolari per seguire dei corsi di infermiere e avere così un lavoro con cui pagarsi le lezioni di recitazione. Figlio di operai meridionali emigrati al Nord, il futuro regista è costretto a scelte non facili.  Ma percorre la sua strada con tenacia e caparbietà. Entra alla scuola del Teatro Carignano di Torino. Di lì, un passo alla volta, vengono gli incontri importanti della sua carriera. Gassman e Ronconi, ma anche Massimo Castri, Elio De Capitani, Franco Però, Antonio Syxty.  Durante la sua breve, ma intensa carriera recitativa Latella compie, sostanzialmente il suo tirocinio da regista assorbendo il lavoro dei maestri con i quali viene a contatto. Lavora su Shakespeare (la sua vera scuola di teatro, lo definisce). Prende coscienza di quello che indica come “la misura dell’errore”, il grande valore formativo che può avere un approccio sbagliato che il regista (nato a Castellammare di Stabia perché la mamma volle venire a partorire al Sud) reputa come passaggio formativo indispensabile. E poi vennero Genet e Pasolini, Porcile, in particolare, del 2003, con il quale mise a punto il suo stile, la sua maniera personale e originale di fare teatro. La sua capacità di aprirsi a nuovi spazi, a nuove visioni, sceniche e drammaturgiche ne hanno fatto un regista molto apprezzato anche all’estero.

Si trasferisce a Berlino, dove ormai vive da molti anni. La sua carriera si è articolata tra varie esperienze: la direzione dello Stabile dell’Umbria, regie di opere liriche, e la direzione artistica del Teatro Nuovo di Napoli. Qui il tentativo di introdurre criteri di gestione e produzione innovativi naufragò per il sopraggiungere di gravi problemi di natura economica.

Ma l’aspetto più interessante di questa lunga intervista è che mette in risalto la figura di un artista-lavoratore, un ispirato artigiano che, si direbbe, lavora a mani nude la materia teatrale con cui si trova a confrontarsi (precisa di non accostarsi mai con idee già pronte o preordinate ad una nuova messa in scena). Innamorato della sua arte, disposto ad identificare interamente con essa la propria vita, Latella pratica un teatro che si nutre di una forte spinta interiore, della necessità di trasformare in forma comunicativa non solo le proprie idee, ma anche, e forse soprattutto, i propri dubbi, i propri travagli, i propri conflitti interiori.

Un libricino per molti versi “aureo”, questo di Tirelli, una lezione sul campo di “scienza del teatro”, espressa attraverso la voce di Latella, senza prosopopea né saccenteria, ma come il frutto di una laboriosa, faticosa, gratificante conquista quotidiana.

La misura dell’errore – Vita e teatro di Antonio Latella, edizioni CARACO’ – Collana Teatri di Carta, pagg. 87 – euro 7,00.

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EDUARDO, ARTISTA MULTIMEDIALE

EDUARDO, ARTISTA MULTIMEDIALE

di Antonio Tedesco

L’arte di Eduardo – forme della messinscena, pubblicato nel settembre 2017 da Luigi Pellegrini Editore (pagg. 522 – € 20,00), è il secondo volume, frutto di un lavoro sviluppatosi nel 2014, in occasione del trentennale della scomparsa del grande attore e drammaturgo napoletano e partito su iniziativa dell’Università della Calabria nell’ambito di un progetto più ampio intitolato “I giorni e le notti – L’arte di Eduardo”, curato da Roberto De Gaetano e Bruno Roberti e con il contributo della Fondazione Eduardo De Filippo. Articolato in varie forme (convegni, conferenze, letture, testimonianze ecc.), il progetto è andato allargandosi coinvolgendo altre istituzioni quali l’Università di Salerno, la Casa del Contemporaneo, sempre di Salerno, l’Università di Messina, il Suor Orsola Benincasa di Napoli, la Cineteca Nazionale, e producendo, infine, questi due volumi che raccolgono importanti e preziosi contributi di autorevoli critici, studiosi e docenti universitari. Il primo, edito nel 2014 (L’arte di Eduardo – Le forme e i linguaggi, curato dagli stessi ideatori del progetto, De Gaetano e Roberti) si concentra principalmente sulla molteplicità di valenze espressive nelle quali la scrittura drammaturgica di Eduardo, ma anche la sua scrittura scenica in qualità di attore e regista, si esprime, spingendosi anche verso forme di rappresentazione non teatrali, come il cinema, che per un lungo periodo nella carriera del drammaturgo napoletano è stato senza dubbio un percorso artistico parallelo. A distanza di tre anni vede la luce il succitato secondo volume, curato da Isabella Innamorati, Antonia Lezza e Annamaria Sapienza, che arricchisce ulteriormente il discorso di nuove sfaccettature e, oltre ad ospitare saggi critici e approfondimenti di indubbio valore e interesse, ad opera di svariati e prestigiosi autori, si avvale di una serie di testimonianze di chi con il Teatro di Eduardo, a vario titolo, si è confrontato direttamente sulle scene (Pier Paolo Sepe, Enzo Moscato, Alfonso Santagata ecc.). I due volumi costituiscono, nel complesso, un importante strumento di studio e conoscenza dell’attività artistica di Eduardo, che viene contestualizzata in maniera più ampia, mettendo in rilievo aspetti del suo lavoro rimasti in ombra, oscurati da quella sorta di “gigantismo” teatrale che ne ha fatto uno degli autori più importanti del ’900. Dai suoi rapporti con il cinema neorealista, alle collaborazioni con importanti istituzioni teatrali italiane, alla multimedialità – fino ad oggi sottovalutata – nella quale il suo lavoro drammaturgico ha trovato innumerevoli diramazioni.

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