“L’angelo della speranza”, intervista a un monaco benedettino sulla vita di oggi

“L’angelo della speranza”, intervista a un monaco benedettino sulla vita di oggi

“L’angelo della speranza”, l’ultimo libro di Giovanni Capurso edito da Elledici, è un interessante dialogo con padre Anselm Grün sulla vita e la società moderna. Cosa ne pensa un religioso che vive isolato dalla comunità del nostro presente, della chiesa, dei social media, delle altre religioni?

Queste sono alcune delle domande a cui troveremo risposta nel colloquio con Grün, monaco benedettino tedesco, autore di oltre 300 libri spirituali. Lo scrittore e docente di filosofia pugliese Giovanni Capurso lo ha intervistato in Baviera, nell’abbazia di Münsterschwarzach.

La conversazione fra i due uomini ci porta in una dimensione lontana dal caos della quotidianità. Un dialogo solenne ma anche razionale, che in sole 32 pagine regala al lettore un punto di vista diverso sulle cose, accompagnato da un senso di calore e di speranza come, appunto, suggerisce il titolo stesso.

 UN LIBRO RELIGIOSO ADATTO ANCHE AI NON CREDENTI

Ciò che colpisce di più del volume è senza dubbio la larghezza di vedute di padre Anselm. Una qualità che non ci si aspetta da un uomo di Dio, essendo abituati a pensare al cristianesimo come una serie di regole da seguire. Esiste il bene e il male, e il male va punito. È così che siamo stati cresciuti.

Tuttavia, approfondendo la lettura, ci rendiamo conto che la religione emerge come una forma di riflessione e non soltanto come un dogma da rispettare. Un aspetto che rende il libro stimolante per chi crede, ma anche per chi non crede.

Anche il dubbio infatti è fonte di fede, spiega Grün, poiché il dubbio spinge a chiedersi che cos’è Dio, a porsi delle domande. Immaginando che l’essere umano sia suddiviso fra due opposti, luce ed ombra, è innaturale pensare di poter vivere solo da una parte. Ciò che lui chiama ombra ci appartiene ed è lecito accoglierla e viverla con equilibrio. Abbracciare le nostre paure, le nostre emozioni negative e i nostri punti deboli serve a crescere e a non lasciarci dominare da essi.

 

LA FATICA DI ESSERE SE STESSI

Non sono solo teorie astratte. Anselm ci spiega quanto, in realtà, tutto questo è legato all’esistenza di ogni giorno. Siamo in un’epoca in cui donne e uomini si rappresentano sui social network, mostrando spesso una vita apparentemente perfetta. Ma l’ossessione per la perfezione porta a concentrarsi sull’esteriorità, a sopprimere l’ombra. Non si vive più per la propria persona ma per dimostrare qualcosa agli altri. Questo genera ciò che Grün chiama la fatica di essere se stessi. Un problema che alla lunga può far ammalare psicologicamente un individuo.

La perfezione non esiste e, anche se ci hanno insegnato le norme che un buon cristiano dovrebbe seguire, anche se ci hanno insegnato che si dovrebbe amare il prossimo in ogni circostanza, nella vita reale non è sempre così. Ci dev’essere il diritto ad avere un’altra opinione.

Al contrario, chi è sempre fermo su una posizione, chi ha continuamente certezze, prima o poi cercherà di imporle sugli altri, convincendosi della propria superiorità e sfociando nel moralismo. Un atteggiamento che non unisce, bensì allontana. Questo è un errore spesso commesso dalla nostra Chiesa, ammette padre Anselm, quello di giudicare senza comprendere a fondo le necessità della gente.

Bisognerebbe accettare il diverso e dunque mantenere la pace fra le persone. Allo stesso modo è importante l’armonia e il dialogo fra religioni differenti, dato che nessuna di esse è realmente conoscitrice di una verità assoluta. Ogni religione conserva in sé un pezzo di verità, in quanto ciò che noi crediamo di sapere su Dio è soltanto lo specchio di ciò che Dio è realmente.

L’ANGELO DELLA SPERANZA – UN’OCCASIONE DI CRESCITA INTERIORE

Ma per quale motivo l’uomo ha bisogno di Dio?

Probabilmente la domanda più importante a cui andremo incontro nel testo. “L’angelo della speranza” prova a dare una risposta. Prova a ragionare su questioni trascendentali come il bene e il male, il senso della vita. Ma anche concrete, come l’ateismo, l’etica del lavoro, la depressione, la psicologia.

Anni fa mi capitò di sfogliare un famoso libro, “Il profeta” di Khalil Gibran. Una pubblicazione risalente al 1923, nella quale un gruppo di persone pone domande ad un maestro spirituale, su diversi argomenti fra cui l’amore, il dolore, la gioia, il tempo, la morte e tanto altro ancora. Divenne noto in molti paesi per la saggezza dei sermoni dispensati.

L’opera di Capurso riprende un po’ quel modello, con la differenza che da allora il mondo è cambiato e di conseguenza anche il modo in cui vediamo la vita.

Questo piccolo tomo è un’occasione di crescita interiore per qualunque persona, appartenente a qualsivoglia credo. Non è necessario essere cristiani per riconoscere qualcosa di giusto fra queste pagine. Il dibattito religioso è un punto di partenza che ci regala un momento per capire qualcosa in più su noi stessi.

Perché giorno dopo giorno, seppur distrattamente, fra le chiavi dell’auto dimenticate, la pappa al gatto, il ritardo a lavoro e il vestito nuovo, a chiunque è capitato di fermarsi e chiedersi: qual è il senso del mio percorso?

L’inevitabile ed eterna attrazione umana verso ciò che c’è oltre.

 

Federica Brosca